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ijege-12_01-leader.pdf

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Italian Journal of Engineering Geology and Environment, 1 (2012)
© Casa Editrice Università La Sapienza
www.ijege.uniroma1.it
DOI: 10.4408/IJEGE.2012-01.O-ED
L’ILLUSIONE CHE IL CONTROLLO DEGLI EVENTI NATU-
RALI POSSA RIDURRE I RISCHI SUL NOSTRO PIANETA
Gli eventi naturali che si registrano senza soluzione di continuità
sulla superficie terrestre, come i terremoti, ma anche le frane, le allu-
vioni, ecc., sono l’espressione finale delle complesse attività endogene
ed esogene che caratterizzano il nostro pianeta. Sono proprio queste
attività, del resto, che rendono “viva la Terra” e che hanno creato, e
continuano a rendere possibile, le condizioni favorevoli per lo sviluppo
ed il mantenimento di tutte le forme di vitali, compresa quella dell’uo-
mo. In tal senso, non appaia contraddittoria e fuori luogo l’idea secondo
la quale l’umanità dovrebbe considerare gli eventi naturali come una
sorta di “alleati” e non i nemici, ovvero i responsabili della distruzione
di gran parte del nostro patrimonio di risorse e della morte di migliaia
di donne, uomini e bambini. Il sistema di comunicazione ha favorito
e reso più immediata l’idea che l’aumento dei livelli di rischio (danni
economici, morti e feriti) siano riconducibili all’aumento degli eventi
naturali (modifiche dell’attività endogena del Pianeta, cambiamenti cli-
matici, ecc.) e non alla miope azione antropica che non riesce a com-
prendere l’importanza di pianificare le proprie attività, secondo precisi
indirizzi e criteri. La comunità scientifica ha da tempo costruito dei
percorsi analitici con l’obiettivo di quantificare tutti i fattori che defini-
scono il Rischio, creando una netta distinzione tra eventi (pericolo) ed
i soggetti, fisicamente definiti, che subiscono gli eventi stessi (elemen-
ti vulnerabili), compreso il loro valore economico. Tutte le ricerche e
gli studi fatti intorno al tema rischi derivanti da eventi naturali hanno
come primo obiettivo: la PREVISIONE. Scopo fondamentale della
previsione è quello di definire la distribuzione spaziale, la frequenza
di accadimento e la magnitudo (intensità) degli eventi naturali in modo
da creare le migliori condizioni per la gestione del rischio, attraverso
lo strumento della PREVENZIONE. Questo secondo e determinante
obiettivo si realizza, solo ed esclusivamente, attraverso: a) opportune
scelte di Pianificazione Territoriale, ovvero con l’ubicazione delle ope-
re in aree a basso pericolo; b) l’utilizzo di consolidate tecnologie che
consentano alle opere stesse di assumere bassi livelli di vulnerabilità,
ovvero che siano capaci di “resistere” agli eventi naturali di determi-
nata e nota intensità. La netta distinzione tra eventi naturali e soggetti
vulnerabili, nasce quindi proprio dalla ovvia consapevolezza che la ge-
stione del Rischio (costi monetari e morti, conseguenti ad un evento)
può essere raggiunta solo con il controllo delle attività antropiche attra-
di / by
prof
. a
lberto
p
reStininzi
Scientific Editor-in-Chief
Director of CERI Research Center on “Prediction, Prevention and Mitigation of Geological Risks”
EDITORIALE
LEADER
THE ILLUSION THAT CONTROLLING NATURAL
EVENTS MAY REDUCE RISKS ON OUR PLANET
Natural events, e.g. earthquakes, landslides, floods, etc., con-
tinuously occur on the Earth’s surface. They are the ultimate ex-
pression of our planet’s complex endogenous and exogenous ac-
tivities. These activities, which bear witness to the viability of the
Earth, have created conditions conducive to developing and main-
taining all forms of life, including human life. Therefore, it is not
contradictory and out of place to say that the global community
should regard natural events as “allies” rather than enemies, i.e.
factors causing the destruction of most of our heritage of resources
and for the death of thousands of women, men and children. The
media have nurtured the idea that increasing levels of risk (eco-
nomic damage, deaths and wounded) are associated with increas-
ing natural events (changes in the Earth’s endogenous activity,
climate change, etc.) and not with myopic anthropogenic actions,
which disregard the need for planning settlements under specific
criteria and approaches. The scientific community has long de-
veloped analytical approaches to quantify all the factors defining
the risk, by sharply discriminating between events (hazards) and
persons or property subject to the events (vulnerable elements),
including their economic value. The chief target of research and
studies on risks induced by natural events is PREDICTION. The
fundamental purpose of prediction is to define the spatial dis-
tribution, frequency of occurrence and magnitude (intensity) of
natural events, thereby laying the groundwork for PREVENTION-
based risk management. This second and crucial target can only
be achieved by: a) making adequate land planning decisions, i.e.
choosing low-hazard areas for human and other settlements; b)
using well-established technologies, which expose buildings or
structures to low levels of vulnerability, i.e. these elements should
“withstand” natural events of a given, known intensity. The sharp
distinction between natural events and vulnerable elements arises
from the obvious awareness that we can manage risks (financial
costs and casualties induced by an event) only by controlling hu-
man activities through PREVENTION.
The effects of the 2011 Japanese seismic event, but also of
more recent ones in other parts of the world - e.g. the medium-
intensity earthquake occurred in northern Italy in May-June 2012 -
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clearly show that PREVENTION is the only way to mitigate risks.
However, in the new millennium, some still have the illusion that
damage and victims can be avoided by pursuing the prediction of
natural events, without preventing their consequences.
verso la PREVENZIONE.
Gli effetti sul sistema antropico del grande evento sismico giap-
ponese del 2011, ma anche quelli recenti avvenuti in altre parti del
mondo, come ad esempio quelli connessi al sisma, di media intensità,
registrato nelle Regioni del Nord Italia nei mesi di maggio-giugno
2012, confermano chiaramente come l’unico vero strumento di ridu-
zione del Rischio sia La PREVENZIONE. Ma, giunti nel nuovo mil-
lennio, si coltiva ancora l’illusione che si possano evitare danni e vit-
time inseguendo la previsione, senza lo strumento della Prevenzione.
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