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ijege-14_01-leader.pdf

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Italian Journal of Engineering Geology and Environment, 1 (2014)
© Sapienza Università Editrice
www.ijege.uniroma1.it
DOI: 10.4408/IJEGE.2014-01.O-ED
Prediche inutili
Nel trattare i problemi connessi al rischio idrogeologico il mondo
della ricerca considera, oltre alla corretta gestione delle emergen-
ze, l’attività di prevenzione come unico sistema per l’efficace
contrasto dei gravi danni prodotti dalle alluvioni, con frane ed
esondazioni. Fatta eccezione per i risultati della Commissione De
Marchi
1
, la ricca produzione scientifica messa a disposizione dal
mondo accademico e della ricerca quasi mai ha trovato adeguato
trasferimento, né sul piano normativo, né su quello tecnico-am-
ministrativo, collocando di fatto tutta questa letteratura scientifica
tra le “Prediche Inutili”.
In Italia, dopo i progetti finalizzati “Difesa del Suolo” degli anni
‘80, gestiti dal Consiglio Nazionale Ricerche (CNR), una ricca
produzione scientifica ha arricchito il quadro conoscitivo nazionale
ed internazionale. A seguito degli eventi di Sarno (Regione Cam-
pagna, 1998), le Autorità di Bacino, istituite con la Legge n. 183
del 1989 sono state rifinanziate ed invitate a sviluppare le attività
istituzionali secondo quanto previsto dalla legge istitutiva. Queste
hanno immediatamente incrementato la loro attività, producendo
una serie di documenti (PAI- Piani d’Assetto Idrogeologico), che
definiscono in maniera puntuale, e per ogni Bacino idrografico, le
pericolosità di frana e inondazione. I PAI hanno consentito di vi-
sualizzare lo stato del territorio italiano, sul piano della presenza
e distribuzione spazio/temporale delle pericolosità idrogeologiche.
Il grande patrimonio di conoscenza acquisito non si è mai tradotto
interamente in prevenzione, soprattutto perche gli Enti preposti non
hanno quasi mai adeguato gli strumenti urbanistici alle condizioni
fisiche descritte e contenute nei Piani d’Assetto Idrogeologico.
Inoltre, partire dal 2005, a fronte di un costo medio annuo destinato
alla gestione delle emergenze superiore al miliardo di Euro, i finan-
ziamenti destinati alla prevenzione ed alla gestione delle Autorità
di bacino ed alla mitigazione del rischio conclamato sono drastica-
mente calati, nonostante le entrate fiscali provenienti da tasse am-
bientali abbiano raggiunto nel 2012 un valore di circa 48 miliardi
di Euro, pari a circa il 3% del PIL. Il valore complessivo delle tasse
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Commissione De Marchi. Questa Commissione, guidata dal prof. Giulio De
Marchi fu nominata dopo l’alluvione di Firenze del 1966. Il lavoro svolto ed
i risultati raggiunti hanno consentito l’emanazione nel 1989 della Legge 183
sulla difesa del suolo e l’Istituzione delle Autorità di Bacino.
di / by
prof
. a
lberto
p
reStininzi
Scientific Editor-in-Chief
Director of CERI Research Center on “Prediction, Prevention and Mitigation of Geological Risks”
EDITORIALE
LEADER
Useless preaching
When addressing hydrogeological risk issues, the research com-
munity stresses not only the need for properly managing emer-
gencies, but also and above all the need for taking actions of
prevention, the only effective way to ward off the severe con-
sequences of floods and landslides. Apart from the results of
the De Marchi Commission
1
, the wealth of scientific knowledge
made available by academics and researchers has almost never
been adequately transposed into legislation or technical/admin-
istrative procedures, actually becoming “useless preaching”.
In Italy, after the soil defence projects implemented by the
“Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR – National Research
Council) in the 1980s, a host of scientific studies enriched the
relevant national and international literature. After the events
of Sarno (Campania, 1998), Basin Authorities were refinanced
and invited to develop institutional activities based on the law
(no. 183 of 1989) establishing them. These authorities imme-
diately increased their activity, producing a number of docu-
ments (“Piani di Assetto Idrogeologico” – PAI, hydrogeologi-
cal setting plans) that identified landslide and flood hazards in
each Catchment Basin. These plans reported the status of Italy
in terms of presence and space/time distribution of hydrogeo-
logical hazards. However, this precious heritage of knowledge
has almost never been fully translated into prevention programs
and actions, since the relevant bodies have almost never aligned
their spatial planning instruments with the physical conditions
described in the hydrogeological setting plans.
Moreover, since 2005, the funds allocated to Basin Authori-
ties for prevention, management and mitigation of overt risks
have radically dropped (vs. an average yearly cost of emergency
management of over € 1 billion). By contrast, revenues from en-
vironmental levies have been mounting, reaching about € 48 bil-
lion (3% of GDP) in 2012. The overall value of environmental
levies is about three times higher than the funds that Italy allo-
cates every year for the research, education and training system.
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De Marchi Commission: this commission, chaired by Professor Giulio De Mar-
chi, was appointed after the 1966 Florence floods. In 1989, the work carried out
and the results achieved by the committee led to the enforcement of Law n. 183
On Soil Defence and to the setting-up of Basin Authorities.
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If one portion of environmental levies were allocated every year
to prevention, it would produce its first effects in 5-10 years,
with a significant decrease of the costs currently earmarked for
emergency management. While the OECD is urging for actions
of prevention on matters of water (and water supply system)
management and soil instability, Governments have a tendency
to raise environmental levies further and they do so not to im-
prove the availability of financial resources for prevention, but
rather to cut taxes on labour. This competition between labour
and environmental prevention confirms that the sufferings that
we are experiencing every year, owing to the increasingly dev-
astating effects of geological risks, have not ended yet and that
we are still very far from finding a solution.
ambientali supera di circa tre volte il finanziamento che l’Italia de-
stina annualmente al sistema della ricerca e della formazione.
Se un’aliquota delle tasse ambientali fosse annualmente destinata
alla prevenzione, in 5-10 anni produrrebbe già i primi effetti con
una riduzione significativa dei costi che oggi sono destinati alla
gestione delle emergenze. Viceversa, m
entre l’Ocse non può fare a
meno di mettere in evidenza la necessità di intervenire attraverso la
prevenzione sia nella gestione dell’acqua, specie sulle reti, sia sul
dissesto del suolo
, i governi tendono ad aumentare ancora le tasse
ambientali, non per migliorare le disponibilità economiche da de-
stinare alla prevenzione, ma come strumento per ridurre le tasse sul
lavoro. La creazione di questa competizione lavoro-prevenzione
ambientale conferma come le sofferenze che annualmente siamo
costretti a subire, per gli effetti sempre più devastanti dei rischi
geologici, è ancora molto distante dalla soluzione.
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