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Italian Journal of Engineering Geology and Environment, 1 (2013)
© Sapienza Università Editrice
www.ijege.uniroma1.it
DOI: 10.4408/IJEGE.2013-01.O-ED
RIFLESSIONI A 50 ANNI DELL’EVENTO DEL VA-
JONT DEL 1963
9 ottobre 1963 - 9 ottobre 2013. Cinquanta anni dopo la grande
tragedia del Vajont il mondo riapre questa pagina del libro virtuale
dove sono elencati gli eventi che hanno profondamente segnato
le coscienze del mondo. A farlo sarà la Conferenza Internaziona-
le Vajont 2013 “Thoughts and analyses after 50 years since the
catastrophic landslide”
, che si terrà a Padova (Italia) nei giorni 8
e 9 ottobre 2013, mentre per il giorno 10 è previsto un field trip
nell’area del Bacino della Diga e dei centri abitati di Longarone e
Casso. Il mondo della ricerca internazionale ha risposto a questa
iniziativa con una massiccia partecipazione, e oltre 90 contributi
scientifici sono stati sottoposti all’International Advisory Commit-
tee
. La selezione operata ha scelto 60 di questi contributi per la
presentazione a Padova e che saranno stampati sul volume 6 della
Book Series della nostra rivista. Anche per questo evento, come
per la 5
th
International Conference on Debris Flow Hazards Miti-
gation, il nostro Journal è stato scelto come collocazione scienti-
fica degli Atti. Nel corso delle tre giornate della Conferenza Inter-
nazionale il confronto ed il dibattito dovrà portare ad una serena,
ma decisa riflessione, sulle ragioni che hanno generato l’evento
del 9 ottobre 1963, ma anche sulle conseguenze che questo ha
comportato, sia sul piano tecnico-scientifico-ambientale sia sulla
evoluzione della normativa internazionale. La diga del Vajont, alta
261.6 m e lunga in cresta di 190 m, era la più alta ed una delle più
importanti dighe a doppio arco nel mondo e, con la sua capacità
di ritenuta di 168x10
6
m
3
e con una capacità utile di 150x10
6
m
3
appariva come una conquista, sul piano della capacità realizzativa
dell’uomo. Se dal punto di vista della tecnica costruttiva dell’ope-
ra diga, rimane valido l’impegno della ingegneria italiana del
1963, come testimonia la stabilità dell’opera a 50 anni di distanza,
così non è per gli studi effettuati per la progettazione dell’inva-
so e, in particolare, per quelli di carattere geologico applicativo.
Questi iniziarono nel 1920 e furono sviluppati, secondo la prassi
in uso a quel tempo, attraverso uno studio di dettaglio per la sezio-
ne d’imposta del corpo diga. Un approfondimento della geologia
dell’invaso è stato fatto successivamente, tra il 1957 e 1959 da
g
iudici
& S
emenza
(1960), quando apparvero evidenti i processi
di instabilità del versante. Lo studio di Giudici e Semenza aveva
di / by
prof
. a
lberto
p
reStininzi
Scientific Editor-in-Chief
Director of CERI Research Center on “Prediction, Prevention and Mitigation of Geological Risks”
EDITORIALE
LEADER
REFLECTIONS 50 YEARS AFTER THE VAJONT DAM DI-
SASTER
9 October 1963 - 9 October 2013. Fifty years after the Vajont dam di-
saster, the world will reopen this page on the virtual book of events that
shocked the global conscience. It will do so during an International Con-
ference - Vajont 2013 “Thoughts and analyses after 50 years since the
catastrophic landslide”
- to be held in Padua (Italy) on 8-9 October 2013.
The Conference will be followed, on 10 October, by a field trip to the dam
basin site and to the villages of Longarone and Casso. The international
research community responded to the initiative with a massive participa-
tion and the submission of over 90 scientific papers to the International
Advisors’ Committee. 60 papers have been selected for presentation in
Padua and will be published in Volume 6 of the Book Series. Just as for
the 5
th
International Conference on Debris Flow Hazard Mitigation, our
Journal has been chosen for the publication of the Vajont 2013 proceed-
ings. In the three days of the Conference, the presentations and debates
will hopefully lead to a dispassionate but firm reflection on the causal
factors of the disaster, but also on its repercussions on the evolution of
technical-scientific-environmental knowledge and of international legis-
lation. The Vajont dam, with a height of 261.6 m and a crest length of
190 m, was one of the tallest and most important double-curve arch dams
in the world. With a storage capacity of 168x10
6
m
3
and an active capac-
ity of 150x10
6
m
3
, it stood as one of man’s greatest accomplishments.
While the construction technique used by Italian engineers in 1963 was
adequate, as witnessed by the stability of the dam after 50 years, studies
for the design of the impoundment and, in particular, applied geological
studies proved to be inadequate. These studies began in 1920 and, based
on the practice of the time, they consisted of a detailed study of the dam
body area. It was only after the appearance of clear slope instabilities,
i.e. from 1957 to 1959, that a more thorough study of the geology of
the impoundment was carried out by g
iudici
& S
emenza
(1960). The
study highlighted a large landslide on the left bank of the impoundment.
Further investigations and inspections measured displacement rates and
piezometer levels. The monitoring activity went on for three years, re-
vealing intermittent movements of minor extent. The following story is
well known: surveys, displacement records and a scale model were not
sufficient to fully understand the magnitude of the potential event that
- at 22:39 of 9 October 1963 - dislocated over 270 million m
3
of rock
from the left bank of the basin in an estimated time of 40 seconds. The
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consequent disaster is now sadly known: villages swept away and an
about 2,000 death toll. All over the world, study committees were set up
to rewrite and rethink the rules governing the construction of artificial
impoundments. The debate over the theme is still open. In this regard, the
Conference will feature a comparative review of the Italian and French
legislation conducted by the top technical authorities of Italy and France.
messo in evidenza la presenza di una grande frana sul versante di
sinistra dell’invaso e, da quel momento, iniziarono ulteriori studi
e controlli, con la misura degli spostamenti e dei livelli piezome-
tri. Le registrazioni proseguirono per tre anni ed hanno rilevato
spostamenti intermittenti e di piccola entità. La storia successiva
è nota, rilievi, misure di spostamento ed un modello in scala re-
alizzato non furono sufficienti per far comprendere fino in fondo
la portata deI potenziale grande evento che, alle ore 22:39 del 9
ottobre 1963, ha dislocato dal versante sinistro del bacino di sbar-
ramento oltre 270 milioni di m
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di roccia, in un tempo stimato in
40 secondi. Il disastro conseguente è oggi tristemente noto: Cen-
tri abitati completamente distrutti e circa 2000 morti. In tutto il
mondo sono state attivate Commissioni di studio per riscrivere e
ripensare alla normativa per la realizzazione dei bacini artificiali
d’invaso. Ancora oggi, intorno a questo tema, il dibattito è aperto.
Anche su questo, nel corso della Conferenza, è previsto un con-
fronto tra la normativa italiana e francese, condotto dalle massime
autorità tecniche dello Stato Italiano e di quello Francese.
REFERENCES
g
iudici
f. & S
emenza
e. (1960) - Studio geologico del serbatoio del Vajont.
Unpublished report for S.A.D.E., Venezia, Italy.
S
elli
r., t
reviSan
l., c
arloni
c.g., m
azzanti
r. & c
iabatti
m. (1964) - La
Frana del Vajont. Giornale di Geologia, XXXII(I): 1-154.
4
Fig. 1 - Foto aerea del Bacino scattata il giorno dopo l’evento del 9 ottobre
1963, dove si vede come la massa di circa 300 milioni di m
3
è ada-
giata interamente ne bacino d’invaso. Da S
elli
et alii (1964)
- Aerial photo of the basin taken on the day after the event of 9 Oc-
tober 1963: the about 300 m
3
mass has completely filled the basin;
after S
elli
et alii (1964)
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